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Il cammino delle arti

Cominciamo il nostro viaggio nel mondo delle arti figurative da Marsico Nuovo, lì dove ha origine il tratto della via Herculea che attraversa l'Alta Val d'Agri.

Entrati in paese, abbandonata la frenesia della cittadina più moderna, ci s'inerpica verso la collinetta della Civita, cuore pulsante della Marsico medievale. Tra vicoli stretti e scalinate in pietra, si accede, stupefatti, ad una piccola e deliziosa piazzetta che vede fronteggiarsi la gloriosa chiesa di San Gianuario, del XIII secolo, e la chiesetta di San Michele, oggi sede del Museo di Arte Sacra.

Oltrepassato il portale d'ingresso, abbellito da decori fitomorfi, si accede ad un'aula unica che immette in due cappelle laterali. Qui, come splendidi gioielli custoditi in un forziere, dimorano sculture, dipinti, affreschi e argenterie d'inestimabile valore. Dalla statua lignea della Madonna con Bambino di Giovanni da Nola, tra le opere più rappresentative della scultura del Rinascimento meridionale, che palesa una sublime dolcezza, ai mezzi busti di Santi dagli occhi eloquenti nati dalla maestria degli allievi di Giacomo Colombo, alle tele di stampo barocco con magnifiche e travolgenti apoteosi, realizzate dai seguaci di Luca Giordano. E poi, in posizione strategica, dietro l'altare, nascosto da quinte murarie, l'Ultima Cena di Girolamo Todisco, un affresco staccato rappresentante una mensa alla quale siedono i dodici apostoli. Una tavola apparecchiata con i cibi della tradizione lucana: si noti il prelibato caciocavallo podolico, oggi presidio slow food della vicina Abriola, patria del pittore. E poi i numerosi animali domestici ai piedi del tavolo e la sorprendente rappresentazione del diavolo che tenta Giuda. Molte altre le opere presenti nel Museo d'Arte Sacra, visitabile sabato e domenica nel periodo invernale, i giorni festivi e per l'intera stagione estiva.

Riprendiamo la strada in direzione Viggiano. Giunti in paese lasciamoci coinvolgere dall'atmosfera algida del centro storico: percorriamo le stradine strettissime che lo disegnano e lasciamoci attrarre dai magnifici portali d'ingresso delle abitazioni che, nelle decorazioni delle chiavi di volta, raccontano il mestiere del padrone di casa. Continuiamo a camminare... lì dove la strada s'interrompe, si palesa superba la Basilica Pontificia di Santa Maria del Deposito, un vero tesoro d'arte per gli stucchi, le statue, gli affreschi ed i marmi che la ornano. Amazzonite, onice, alabastro orientale, lapislazzuli, cammei, oro e argento, tutto concorre allo splendore e alla superbia di questo incantevole santuario. Meravigliosi: il soffitto a cassettoni romani in oro zecchino con formelle dipinte e un'assunzione circondata dai quattro evangelisti, opera di scuola napoletana. L'altare maggiore in pietra di Padula, sul quale è collocata la statua della Madonna Nera, l'immagine più venerata della Basilicata. La maestosa cupola decorata con pregevoli stucchi ed affreschi ad opera del Lanziani, un tripudio di angeli, un vivace gioco paradisiaco che esalta il visitatore. Abbandonata la Basilica, sulla via del ritorno incrociamo una piccola e deliziosa chiesetta con facciata in pietra, la chiesa di San Sebastiano. L'interno conserva sull'altare maggiore un grande polittico settecentesco raffigurante la vita di S. Sebastiano. L'opera è stata attribuita a Carlo Sellitto, il primo caravaggesco napoletano, di origine montemurrese, attivo nei primi decenni del Seicento e portavoce in terra lucana del naturalismo caravaggesco.

Carlo Sellitto e solo uno dei tanti pittori di origine Montemurrese, ricordiamo tra gli altri: il padre Sebastiano Infantino, doratore e pittore, Gian Giacomo Menacchia, che ruotò attorno alla cerchia di Salvator Rosa e di Andrea Vaccaro, e in epoca più recente Donato Romanella, Maria Padula e il compagno di una vita, cittadino onorario, Giuseppe Antonello Leone.

Maria Padula è colei che ha saputo meglio raccontare la grandezza di queste terre. Nei suoi paesaggi, nelle vedute paesane, nei volti dei suoi contadini c'è il cuore pulsante di una valle incantevole. In vico Padula, una diramazione di Corso Sinisgalli, vi è la casa della pittrice oggi abitata dalla figlia Rosellina Leone, sempre disponibile ad accogliere quanti abbiano voglia di entrare nel mondo figurativo della madre. A Montemurro resta un unico quadro dell'artista, il ritratto dell'amico di sempre Leonardo Sinisgalli. Non di rado, però, la Collezione Leone torna in paese a respirare quelle atmosfere che le diedero vita. Qui dove, dalla mente fervida del novantaquattrenne Antonello Leone, è nata la scuola di graffito che, rispolverando l'antica tecnica e utilizzando materiali del luogo, ha donato alla cittadina una ventina di opere istallate su corso Sinisgalli e all'ingresso del paese.

Lasciamo Montemurro e avviamoci verso la fine del nostro percorso. A Moliterno visitiamo il Museo di Arte Sacra ubicato in via San Pietro nella cappella gentilizia dedicata al Santo, costruita nel 1576 e incassata tra le residenze dei Parisi e del barone De Caro. La collezione espone circa cinque secoli di cultura storico-artistica locale e comprende saggi di diverse tecniche artistiche: la scultura in pietra con i sarcofagi monumentali del Notaio Angelo Parisi (XVI sec.) e del Vescovo Ascanio Parisi (XVII sec.); la scultura lignea, la scultura su metallo e i tessuti ricamati. Numerosi inoltre i dipinti: gli olio su tavola con la Santa Caterina e la Deposizione di Gesù dalla Croce (XVII sec.), il ritratto di Ascanio Parisi (XVIII-XIX sec.), le raffigurazioni di San Luigi Gonzaga (1722) e della Crocifissione (XVIII sec.), gli affreschi e le stampe artistiche. Usciti dal museo, raggiungendo via Francesco Lo Vito è possibile vedere la casa natale di Vincenzo Tedesco, autore di pregevoli dipinti e componente del gruppo fiorentino di Telemaco Signorini, da cui nacque la corrente dei Macchiaioli.

Le opere del Tedesco e dei massimi artisti lucani del XIX- XX secolo insieme a una collezione di stampe, disegni e acquerelli e alla riproduzione filologica dell'abitazione tipica lucana sono il nucleo fondante della Casa Museo Domenico Aiello situata in via Arcivescovo De Maria e ultima tappa del nostro percorso.