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Viaggio tra i geo-paesaggi della Val d'Agri

Se potessimo tornare indietro nel tempo fino a 250 milioni di anni fa, confonderemmo la Val d'Agri con le attuali Bahamas. In effetti sulla parte emersa, chiamata dai geologi piattaforma campano-lucana, il clima era decisamente tropicale e al suo bordo vivevano coralli e rudiste, organismi simili ai coralli, estintisi nello stesso periodo dei dinosauri. A testimoniare  questo passato "tropicale" vi sono le rocce che affiorano  fra Tramutola e Montesano sulla Marcellana, più esattamente sul  Monticello di Tramutola e sul Monte di Grumento Nova, dove è possibile trovare splendidi affioramenti di calcari a rudiste. (Stop 1).

 
 
Laddove le rocce sono prevalentemente calcari e dolomie, sono talora presenti manifestazioni epigee ed ipogee della fenomenologia carsica, in Val d'Agri essa è particolarmente sviluppata e visibile sul monte Volturino e nella grotta di Castel di Lepre nel territorio di Marsico Nuovo. (Stop 2) 
 
La piattaforma campano lucana era bordata da un bacino profondo, il bacino lagonegrese, in cui si sono via via accumulavati molti sedimenti, derivanti sia dalle zone emerse sia dagli organismi marini, che vivevano nelle sue acque. A profondità elevate, come quella del bacino lagonegrese, i gusci calcarei si sciolgono e sopravvivono soltanto i gusci silicei di organismi quali spugne silicee, diatomee e radiolari. Alla morte degli organismi i loro gusci si accumulano dando origine a quella che i geologi chiamano selce, una particolare roccia dalla grana estremamente fine, che può presentarsi sotto forma di strati, lenti o noduli dai colori variati (rosso, verde, bianco). Calcari con liste e noduli di selce appartenenti alle Unità Lagonegresi affiorano fra Tramutola eMoliterno e sui monti  Volturino e Calvelluzzo. Sempre appartenenti alle stesse Unità, gli Scisti Silicei affioranti a monte di Paterno, a Tramutola, in località Santino, sul monte Volturino, ecc. (Stop 3)
 
L'intensa deformazione che ha interessato le Unità Lagonegresi ha prodotto importanti pieghe, talvolta perfettamente affioranti. Si tratta di pieghe a scala ettometrica o chilometrica, spesso rovesciate, ben visibili in Val d'Agri (Monte Lama, Monte Volturino). (Stop 4) 
 
La presenza di piattaforme bordate da bacini profondi si ritrova anche altrove, lungo la nostra penisola (attuale), la quale era unita alla placca africana e ne costituiva un’appendice, il Promontorio africano o Adria. La Sardegna e la Corsica, invece, si trovavano sul bordo opposto e appartenevano al continente settentrionale. Circa 130 milioni di anni fa, cominciò ad aprirsi l’Atlantico meridionale: l’Africa si spostò verso nord-est e intorno a circa 80 milioni di anni fa cominciò ad aprirsi anche l’Atlantico settentrionale, portando il blocco europeo a spostarsi verso sud-est; i due blocchi, africano ed europeo, si mossero, così, l’uno contro l’altro. Intorno a 60 milioni di anni fa, la Tetide, che prima separava i due continenti, scomparve ed essi si scontrarono: i bordi delle due placche si accartocciarono e si arricciarono, originando la catena delle Alpi.
 
L’erosione della nuova catena in fase di sollevamento scaricò in mare grandi quantità di detriti (ciottoli, sabbie e argille), originando rocce che i geologi chiamano flysch. Lungo la penisola vi sono numerosi affioramenti di rocce flyschoidi, che prendono nomi diversi a seconda del luogo in cui si trovano gli affioramenti migliori. In Val d’Agri troviamo: il Flysch di Gorgoglione (gli affioramenti più spettacolari sono rappresentati dalle Dolomiti Lucane) che qui affiora in misura più ridotta nella zona di Montemurro e nel bacino del torrente Casale; e il Flysch Di Albidona costituito da alternanze di arenarie, marne e argille con intercalazioni calcaree in grossi banchi. Questo affiora nella valle del Cavolo, tra Viggiano e Montemurro (lungo i torrenti Casale e Rifreddo) e nel bacino del torrente Vella, a sud di Spinoso. (Stop 5)
 
La nascita degli Appennini, invece, risale a 30 milioni di anni fa, quando, dal continente europeo e precisamente dall’attuale bordo franco-spagnolo, si staccò un frammento, detto dai geologi Blocco sardo-corso: di esso, infatti, facevano parte la Corsica, la Sardegna ed anche la Calabria e una piccola parte della Sicilia. Nel suo movimento verso est, il blocco sardo-corso, si scontrò con Adria; lo scontro determinò l’inizio della formazione degli Appennini, che, tuttavia, non avevano ancora le caratteristiche di una vera e propria catena montuosa ed emergevano appena dal mare. 
 
A partire da circa 15-20 milioni di anni cominciò, anche in corrispondenza dell’Italia Meridionale, la formazione della catena appenninica: le rocce vennero sollevate e si accavallarono l’una sull’altra, muovendosi verso Est. Questo generale sollevamento fece arretrare il mare che precedentemente occupa la zona, e che, circa 2 milioni di anni fa, riempiva soltanto alcuni avvallamenti presenti nella catena; uno di questi è costituito dalla Val D’Agri, occupata, quindi, da un grande lago pleistocenico. Depositi lacustri pleistocenici costituiti da limi e sabbie argillose con lenti conglomeratiche all’interno, passanti verso l’alto a conglomerati poligenici a matrice sabbiosa gialla o rossastra, affiorano estesamente in corrispondenza del lago del Pertusillo e a monte dello stesso, nei territori di Montemurro Spinoso.
Forme e depositi legati al glacialismo del Quaternario, quali circhi, laghi e depositi morenici, sono individuabili invece sul Monte Sirino e sul Monte Papa; il lago Laudemio è un esempio di lago di origine glaciale. (Stop 6)
 
Procedendo verso la Media Val d’Agri e lasciandosi alle spalle i massicci calcareo-silicei, appartenenti alla catena Appenninica, si incontrano i terreni appartenenti alla Fossa Bradanica. Questa rappresenta una porzione dell’avanfossa appenninica, cioè la depressione presente oltre la parte frontale della catena riempita da sedimenti argillosi e sabbioso-ghiaiosi, derivanti dall’alterazione della catena stessa. L’azione delle acque piovane è particolarmente intensa sulle rocce detritiche argillose come queste, sulle quali esse producono una serie di creste e avvallamenti dall’aspetto particolare, i calanchi. Col procedere dell’erosione le creste si arrotondano, dando origine alle biancane. (Stop 7)
 
Lungo la sponda sinistra del fiume Agri, nel territorio comunale di Aliano (MT), si osserva una bellissima struttura anticlinalica, particolarmente evidente, che interessa depositi abbastanza recenti (circa 2 milioni di anni) messi a nudo dall'erosione fluviale. (Stop 8)
 
Avanzando verso Est, si trovano invece le rocce appartenenti all’altra piattaforma carbonatica che, nel Mesozoico, bordava il bacino Lagonegrese ad est, la Piattaforma Apula, una porzione della placca africana non ancora interessata da deformazione tettonica, costituita da successioni calcaree di piattaforma di età mesozoico-terziaria, che in Basilicata è rappresentata dai lembi più occidentali del tavolato calcareo delle Murge materane.