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Castelsaraceno
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Castelsaraceno

Il paese della "antenna"!

Soprannominato il “Paese dei due Parchi” in quanto il suo territorio si trova a cavallo dei due Parchi Nazionali della Basilicata, quello del Pollino e quello dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, Castelsaraceno presenta una struttura tipicamente medievale ma le sue origine rimangono ancora oggi incerte.

Edificato nelle vicinanze di un antico centro detto Planula, secondo alcune ipotesi si presume sia sorto all'inizio dell'anno 1000, quando i Saraceni dopo aver distrutto i centri di Planula e Cassiano, fondarono in località "Piano dei Campi" un nuovo abitato, Castrum Saracenum, da cui prese il nome e lo stemma. Un'altra ipotesi, invece, sostiene che gli abitanti di Planula per difendersi dagli assalti dei Saraceni, costruirono una fortezza sul luogo in cui oggi è situato Castelsaraceno.

Distrutto nel 1044 da un devastante terremoto, spopolato ed abbandonato dai Normanni, passò sotto la signoria dei Mango, proprietari di San Chirico Raparo, i quali nel 1086 lo donarono con il territorio e i vassalli agli Abati della Badia di San Michele Arcangelo. I monaci basiliani riuscirono in soli 60 anni a trasformare Castelsaraceno in un florido casale e attirarono le attenzioni del re normanno Ruggiero.

Da quel momento Castelsaraceno fu legata alle vicende della Badia di Sant’Angelo che ottenne particolari privilegi sotto gli Angioini per essere stata loro fedele. Tracce dell’antica presenza basiliana si possono ancora riscontrare nel linguaggio, nella toponomastica e nelle manifestazioni religiose come il pellegrinaggio al Santuario di Novi Velia e la festa della Madonna del Carmine.

Il Paese rimase alle dipendenze degli Abati fino al XV secolo, poi passò ai Sanseverino, che nel 1500 iniziarono la costruzione del palazzo baronale e della chiesa, al duca Rovito, ai D’Amato, al barone Lepore di Molfetta ed infine ai Picinni.

Direttamente coinvolto nel fenomeno del brigantaggio, dopo l’ingresso nel Regno d’Italia, Castelsaraceno seguì le sorti degli altri centri della Basilicata e vide soppresso il convento dei Capuccini, fondato tra il 1500 ed il 1600 da Padre Sisto, che aveva contribuito a diffondere la cultura ed a mantenere viva la religiosità.

Immersa nella natura e circondata dai boschi, Castelsaraceno celebra ancora l’antico rito arboreo della “ndenna" collegato alla festa patronale di Sant’Antonio di Padova. Il “matrimonio”, che avviene tra due piante, una di alto fusto la “n’denna” appunto, simbolicamente di sesso maschile e l'altra di pino, la “cunocchia”, altrettanto simbolicamente di sesso femminile, si svolge nelle prime tre domeniche di giugno e si compone di tre fasi: la scelta e il taglio della “ndenna” nel bosco di faggi di Favino, la scelta e il taglio della “cunocchia” a Vidente vicino al monte Armizzone ed infine l’unione e l’innalzamento con tecniche speciali che si tramandano di generazione in generazione.


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